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I TRE STADI DELL’AMORE


Tutto quello che incontriamo nella nostra vita, sarà qualcosa che ci appartiene ma che scopriremo attraverso l’altro, il “DIVERSO” da noi.
Afrodite rappresenta sia la possibilità di incontrare e avvicinare l’altro, sia l’occasione, unica e irripetibile di scoprire quella parte che è di noi INCONSCIA .


Afrodite è legata all’archetipo della scoperta di sé e il mito la vuole in grado di auto rigenerarsi attraverso la relazione al fine di completarsi e auto gratificarsi, darsi un maggiore valore; rappresenta la possibilità di conoscersi.
Afrodite nel mito rappresenta sia il rapporto amoroso che quello intellettivo e creativo poiché, se l’unione è vera ed è di cuore e di spirito, avviene una sorta di alchimia che porta ad una crescita psicologica, emotiva ed spirituale.
Il suo modo di procedere inizia con l’attrazione(la dea è munita di cinto magico irresistibile) dopo di che conquista(fa intervenire Eros); però la sua ricerca non consiste solo nell’amore, ma in ciò che l’amore può portare a livello di energia interna; è qualcosa che si mette in movimento che spinge alla scoperta di sé passando attraverso la comunione e lo scambio con l’altro.
Cerca dall’unione un rafforzamento e un allargamento dal proprio senso di Identità.
L’amore maturo è unione a condizione di preservare l’integrità di entrambi ed è un’energia che riesce a far crollare le barriere che ci separano dai nostri simili,
qualcosa che permette di superare il senso di isolamento e di solitudine, ma che al tempo stesso consente all’individuo di rimanere se stesso e di conservare la sua unicità ed individualità. Tutto questo è possibile solo se c’è separazione emotiva e se c’è libertà.
G. C. Jung dispone il sentimento tra le due funzioni razionali; quello che si prova con l’innamoramento è Istinto, pulsione ed emozione, un qualcosa che ci guida a che spesso ci domina e che è assolutamente irrazionale, provocato dai sensi e non dalla ragione.
Il mito di Afrodite ci ricorda che era solo Lei ad operare la scelta, ma il fatto che dovesse far intervenire Eros ci consente di comprendere che l’amore ha bisogno di distanza, di prospettiva, di riflessione, qualità che ci fornisce la ragione. Quindi l’Amore, il Sentimento si evolve nel corso della nostra vita.
L’amore è ricerca, è energia, è tensione verso l’altro, è movimento e conoscenza, è un sentimento razionale che si basa sulla consapevolezza e sull’accettazione dei limiti propri ed altrui e sul presupposto della libera scelta di entrambi nonché del piacere condiviso e reciproco.
Nella prima parte della vita noi tendiamo a ripetere e ricercare modelli conosciuti che sono improntati nella psiche e che tendono di potersi riagganciare ad un partner con il quale si possono rivivere le dinamiche ancora in attesa di rielaborazione.
Le problematiche emotive interferiscono con quelle affettive e a volte un reale sviluppo di queste ultime è bloccato per cui, non appena si instaura una relazione, si riaffacciano i bisogni ancora da colmare che impediranno alla vera affettività di emergere.
Per giungere ad una relazione matura occorre aver raggiunto la capacità di poter stare bene anche con noi stessi, di scoprire chi siamo, cosa vogliamo in base ai valori che abbiamo individuato.
Teoricamente siamo in grado di relazionarci in modo “profondo e corretto” e siamo anche in grado di sostenere la tensione polare tra i due opposti bisogni(di affermazione e di relazione) che sono alla base della vita ma anche della ricerca costante di equilibrio interiore.

Nota: l’amore a volte non funziona perché non riusciamo a comprendere le difficoltà che ci portiamo dietro nella lenta costruzione della nostra “affettività”.

Ogni individuo nel suo “centro” presenta delle ferite profonde che cercherà di sanare attraverso l’altro, quell’altro che l’inconscio riconoscerà tra una selva di immagini interiori e che servirà ad evocare qualcosa del nostro passato che deve essere rimesso in scena per poi poterci traghettare verso il futuro.
L’Amore è qualcosa che tutti desiderano di più al mondo, sperano di trovare l’anima gemella. I più hanno dell’amore una visione da fiaba che termina con le parole” vissero insieme felici e contenti”........
Le favole finiscono proprio nel momento in cui inizia il rapporto. Buona parte delle persone è convinta che l’amore sia un qualcosa che si acquisisce automaticamente con l’innamoramento; altri sono convinti che “amore sia essere amati”; altri pensa che l’amore sia dipendente dall’incontro con la persona giusta; invece l’AMORE è un’Azione, quindi qualcosa che possiamo o non possiamo far accadere.

Una relazione vera, matura e gratificante, basata sull’amore reciproco, può esistere solo allorchè siano state esaminate e affrontate le problematiche che sono intercorse nella prima relazione della vita, quella con nostra madre e quando siano superati i nostri “BISOGNI” che erano sacrosanti in quella parte della vita, ma che se non sono stati gratificati allora, continueranno ad esistere e a far sentire la loro voce nelle relazioni che si metteranno in piedi da adulti.

REGNA SPESSO UNA GRANDE CONFUSIONE TRA AMORE E BISOGNO

L’Amore è connesso alla formazione e allo sviluppo della nostra Identità, e contribuisce sia l’amore e la relazione.

 Nella relazione molte persone si attraggono per i “bisogni”.
Nella persona si incontra la parte più sconosciuta di sé mettendo in atto il sofisticato meccanismo della proiezione, ovvero agganciando ai partner qualità personali sia positive che negative, per lo più sconosciute al soggetto.

La prima parte presuppone il superamento di alcune tematiche infantili ed emotive che sono caratteristiche della non perfetta chiusura con le figure genitoriali.
L’IO adulto può instaurare delle relazioni psicologiche vere solo quando sia riuscito ad emergere dalla massa indifferenziata dell’IO famigliare che crea risposte automatiche e non permette una vera e propria separazione.
I soggetti che non  hanno risolto questi problemi tendono sempre a triangolare familiari o altre persone nella loro relazione con lo scopo di creare una complicità che permetta di mantenere intatte le dinamiche originarie.

GLI   STADI

1° STADIO

Qui l’affettività ha origine dal contatto con la madre. E’ lo sguardo, il modo di toccare il Bambino, il suo contenimento e il piacere che lei prova per la sua creatura che rimanderà un senso di totale accettazione che si trasformerà nella sensazione di essere meritevole d’amore e di possedere un valore personale da cui scaturirà il senso di autostima, fondamentale per affrontare qualsiasi relazione parietaria.
In questa fase c’è una totale simbiosi e dipendenza dall’oggetto d’amore , non c’è unione, né tantomeno scambio: il bambino fruisce, è avido di affetto e deve riceverlo incondizionatamente: questa gratificazione iniziale gli consentirà di diventare un essere capace di DARE e di AMARE in futuro, (solo chi ha ricevuto potrà dare perché è ricco).
In questa parte della vita l’amore serve a soddisfare ogni bisogno del bambino, ma la madre non è ancora concepita come separata e autonoma. E’ un amore strumentale ed infantile che cerca nell’altro il rispecchiamento di sé ed una conferma del proprio esistere (non c’è ancora un io), qui il bambino dice: mi ama .... dunque ...esisto! Se questa fase non viene superata, rimarrà inciso nella mente questo bisogno di soddisfare, pronto a scattare quando, da adulto, entrerà in contatto con un partner.
Su queste basi si fondano due tipi di relazione:
QUELLE DI APPOGGIO : in cui si cerca un modello materno, qualcuno ne contenga, nutra e soddisfi i bisogni ma che rifletta anche un’immagine positiva di sé che consenta di colmare il deficit di identità e la carenza di autostima.
QUELLE NARCISISTICHE : in cui l’altro è solo un oggetto e ciò che si ama è solo se stessi.
Entrambe queste due modalità non hanno a che fare con l’amore e non sono mai in relazione poiché questa si ha solo quando le due persone sono entrambe differenziate e separate. In entrambe queste forme si cerca la conferma della propria esistenza ovvero qualcuno che confermi la propria identità che non esiste; tutto ciò si configura bene nella frase “ se lui non c’è , io muoio”, esattamente ciò che pensa il neonato della propria madre.
Qui non c’è amore ma solo inglobamento dell’altro.
Il rapporto è simbiotico in cui uno dipende e l’altro supporta.

2° STADIO

Qui l’affettività deve crescere e questo avviene allorchè si giunge all’introduzione della figura materna, processo che consentirà al bambino di tollerare la frustrazione che gli deriva quando “l’oggetto d’amore NON è PRESENTE”. E’ la costanza oggettuale che si conquista se la madre è in grado di favorire e premiare gli sforzi di autonomia che il bambino affronta, ma è altresì pronta a dare rifornimento di attenzione e di sicurezze quando lui ha bisogno. A questa età il bambino entra facilmente in ansia anche per brevi periodi di lontananza, pochè non ha ancora acquisito la sensazione interna che la madre c’è e ama anche se non è costantemente presente. In questa fase il bambino comincia anche ad interagire con gli altri membri della famiglia, esce dalla diade ed entra in un triangolo affettivo. Se questa fase non è superata in modo positivo, il TEMPERAMENTO sarà AGGRAPPANTE tipico, in cui separarsi ed essere autonomi crea ansia, panico e insicurezza. Queste persone, da adulte dipendono dall’altro, a volte hanno bisogno della presenza fisica, desiderano protezione, calore ed accettazione incondizionata. Se l’altro non c’è si sentono perduti e la vita perde  il senso. Per questi soggetti gli altri devono esserci perché loro sono deboli e fragili e sono dipendenti da rifornimenti continui a livello affettivo. Vogliono in pratica una madre e se non ottengono ciò che desiderano sviluppano atteggiamenti aggrappanti e manipolativi alternati da bisogni di controllo sull’altro che esercitano attraverso il ricatto emotivo. Si mostrano risentiti per qualsiasi manifestazione di indipendenza dell’altro e si deprimono se l’altra passa momenti buoni lontani da loro.
Anche per ottenere una realizzazione hanno bisogno di qualcuno che li RIFORNISCA quando ne hanno bisogno.

Questi due tipi di relazione sono molto comuni e si forma il processo dei valori, con il senso di autostima e con la sensazione di essere amati ed accettati incondizionatamente; questi cardini base concederanno al bambino di separarsi senza sentirsi distrutto e senza temere abbandoni. In questa fase il bambino si prepara alla relazione in quanto incomincia a scambiare affetto con gli altri membri della famiglia e si forma un concetto personale di “rapporto”.
Queste due fasi sono i presupposti per l’ultimo ed importantissimo passaggio che rappresenterà la
“SCELTA E LA RELAZIONE PSICHICA”.
Se però non si ha una sufficiente IDENTITA’ separata, se non c’è senso di autostima e se non si sono strutturati valori personali, non ci sarà scelta ma solo Istinto e Compulsione.

3° STADIO

L’Amore Maturo, si caratterizza proprio per il superamento delle due fasi precedenti per permettere alle relazioni di basarsi sulle differenze psicologiche che si scoprono nel confronto delle due Identità distinte e separate durante il quale le fantasie di fusione cedono il posto alla ricerca di tutto ciò che potrà essere condiviso e scambiato con l’altro. E’ un contratto, il che significa che l’IO deve essere in grado di negoziare con l’altro.
I vari cambiamenti che intervengono e il tutto nella costante ricerca di nuovi equilibri. L’IDENTITA’ cresce attraverso il ritiro continuo delle proiezioni che sono gettate sull’altro e che man mano che ci vengono rimandate per effetto del riflesso della relazione.
Attualmente purtroppo si continuano ad impostare relazioni del PRIMO e SECONDO stadio senza mai giungere ad una reale relazione psicologica e senza mai conoscere cosa sia veramente l’amore.

L’AMORE E’ RICERCA , è energia, è tensione verso l’altro, è movimento e conoscenza, è un sentimento razionale che si basa sulla consapevolezza e sull’accettazione dei limiti propri ed altrui e sul presupposto della libera scelta di entrambi nonché del piacere reciproco e condiviso. Nella prima parte della vita noi tendiamo a ripetere e ricercare modelli conosciuti che sono improntati nella psiche e che attendono di potersi riagganciare ad un partner con il quale si possano rivivere le dinamiche ancora in attesa di elaborazione.
Le problematiche emotive interferiscono prepotentemente con quelle affettive e a volte un reale sviluppo di queste ultime è bloccato e per cui , non appena si instaura una relazione, si riaffacciano i bisogni ancora da colmare che impediranno alla vera affettività di emergere. Questa tipo di relazione è un po’ rara perché non si basano sui bisogni, ma su una effettiva capacità di confrontarsi paritariamente con l’altro, sapendo che questo è libero come lo siamo noi e sapendo che possiamo diventare un NOI senza perdere la nostra IDENTITA’ che anzi, si allargherà e si consoliderà attraverso ciò che di noi scopriremo nell’interazione con l’altro. Per giungere a questa fase occorre aver raggiunto la capacità di poter stare bene anche con noi stessi, di scoprire chi siamo, cosa vogliamo in base ai valori che abbiamo individuato.
DA QUESTO MOMENTO, TEORICAMENTE SIAMO IN GRADO DI RELAZIONARCI IN MODO “PROFONDO E CORRETTO” e siamo anche in grado di sostenere la tensione polare tra i due opposti bisogni:
DI AFFERMAZIONE e DI RELAZIONE, che sono alla base della vita ma anche della ricerca costante di equilibrio interiore.

Riferimenti Diretti

Dott.ssa Elvira Iudica

Tel. 3406232731 elviraiudica@alice.it

Laurea in Pedagogia indirizzo psicologico (Psicopedagogista),
Insegnante titolare e Didatta di Biodanza (scuola Rolando Toro di Bologna).

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