BALLA CHE TI PASSA: LA DANZA AIUTA I NEURONI
Articolo pubblicato dal giornale “ la Repubblica “
nella pagina “ Scienze” il 02/08/2011 di SARA FICOCELLI. Ho ricevuto l’autorizzazione dalla redazione del giornale “la Repubblica” di poterlo pubblicare su questo sito per portarlo a conoscenza .
Gli istituti di ricerca più prestigiosi del mondo stanno investendo energie per capire fino a che punto questa “terapia” sia efficace e in Gran Bretagna nel 2008 è stato anche creato un centro ad hoc.
Anche l’Italia è all’avanguardia.
La danza, è dimostrato, è un toccasana per tutte le patologie della terza età e rinvigorisce in particolare memoria e capacità mentali, contrastando il processo degenerativo.
Gli istituti di ricerca più prestigiosi del mondo stanno investendo energie per capire fino a che punto questa “terapia” sia efficace e in Gran Bretagna nel 2008 è stato anche creato un centro ad hoc, il Dance Psychology lab dell’Università inglese dell’Hertfordshire,
che l’estate scorsa è riuscito nell’impresa di scrivere, produrre e portare in scena all’Edinburgh Festival Fringe il musical “scientifico” Dance, Doctor, Dance! The Psychology of Dance Show. Il merito va tutto allo psicologo-ballerino Peter Lovatt, fondatore del centro e tra i primi uomini di scienza a sostenere che le malattie neurodegenerative si possano curare (anche) ballando.
L’Italia non è da meno. Gianni Pezzoli, direttore del centro per la malattia di Parkinson dell’Università di Milano, è convinto che il morbo si possa curare solo con un approccio multidisciplinare e che i risultati più innovativi ottenuti finora a livello terapico siano proprio il frutto del giusto mix tra farmaci e danza.
“Abbiamo organizzato molte volte gruppi di ballo per i pazienti, prediligendo la danza tradizionale. Il ballo migliora lo stato dell’umore, costringendo il malato a prepararsi, uscire ed interagire. E poi ci sono il ritmo, i passi, i tempi: tutto questo aiuta a fortificare la memoria procedurale”.
I malati di Parkinson, spiega Pezzoli, perdono la motilità automatica(che rappresenta l’80% circa della motilità in generale), e devono quindi “volere” ogni singolo movimento.
La fisioterapia per loro è necessaria e va fatta in sedute di quasi un’ora al giorno. Ma purtroppo è noiosa.
“E il ballo è un’ottima alternativa, altrettanto efficace, ma più divertente”. Purtroppo, precisa Pezzoli, nessuno finora ha verificato in modo approfondito i suoi benefici sul morbo di Parkinson: “ Mancano gli interessi economici delle grandi case farmaceutiche. E’ una terapia economica che non conviene a nessuno”.
Qualche studio specifico tuttavia è stato fatto, e con risultati incoraggianti. I ricercatori della Washington University e dell’Albert Einstein College of Medicine di New York sono
Giunti alle stesse conclusioni, stilando un lungo elenco dei benefici della danza, dal miglioramento del controllo muscolare al rafforzamento dell’elasticità delle articolazioni, fino appunto alla capacità di ritardare i sintomi del morbo di Alzheimer o di Parkinson. I ricercatori nordamericani sono partiti dall’assunto, già dimostrato da precedenti studi, che danzare faccia bene alla salute, cercando poi di capire se questa pratica abbia o no un effetto positivo sul cervello. Al termine di vari esperimenti, hanno dimostrato che tutti i pazienti manifestano un miglioramento nella
Unified Parkinson’s DiseaseRating Scale Motor, punteggio che valuta l’andamento della malattia in relazione al movimento. Secondo gli esperti, mantenendo elastico e attivo il cervello si può aumentare o tenere costante il numero di connessioni tra i neuroni e quindi conservare una certa ricchezza cognitiva, a dispetto dell’età e delle demenze.
“ La malattia di Parkinson, spiega il professor Nereo Bresolin, direttore del dipartimento di Scienze Neurologiche dell’Università degli Studi di Milano, è una patologia che porta alla bradicinesia, ovvero a disturbi dell’equilibrio, tremore e ipertono “plastico”. La tendenza dei pazienti è quindi quella di ridurre il movimento e di isolarsi dall’attività sociale. La musica in genere, dal teatro al ballo, coinvolge sistemi forti emozionali e automatismi psicologici legati a ricordi musicali e affettivi, soprattutto se il paziente era già propenso ad andare a ballare. Tutto ciò fa sì che si antagonizzino
Alcuni dei sintomi parkinsoniani: considerando che i due sistemi motori sono, nell’uomo, quello” piramidale”, o volontario, e quello “extrapiramidale”, o involontario, possiamo dire che l’intenzione al movimento crea una prevalenza del primo, facendo (transitoriamente) scomparire o ridurre la funzione patologica dell’extrapiramidale).
Aggiungo che anche la BIODANZA INTERVIENE NELLE Istituzioni Sanitarie (ospedali, cliniche, sanitario-Assistenziali per anziani), Istituzioni soci-educative psico-sociali, in questi ambiti, la Biodanza si propone come un sistema di riabilitazione esistenziale complementare ai trattamenti terapeutici convenzionali. Il trattamento con Biodanza consiste essenzialmente in esercizio fisico moderato con musica, in un contesto di gruppo affettivamente integrato.
Biodanza è stata applicata con successo a individui affetti da disturbi e malattie psicosomatiche; a persone con disturbi mentali; a individui diversamente abili sensoriali; a individui affetti da disturbi gastroalimentari, alimentari, da osteoporosi, da ipertensione arteriosa sistemica, da sindrome di Parkinson, Alzheimer e da neoplasie .
Gli Effetti riscontrati in seguito alle esperienze sono:
-Ripristino di muoversi con ritmo, fluidità e armonia.
-Ripristino della capacità di muoversi con motivazione interiore,
cioè con intenzionalità.
-Ripristino alla motivazione a cambiare.
-Elevazione dell’umore endogeno, la Biodanza agisce come fattore antidepressivo.
-Miglioramento delle capacità di comunicare e dell’espressività.
-Ripristino dell’affettività.
-Aumento del giudizio di realtà e del desiderio di stare meglio.
-Socializzazione.
-Creatività e rinnovamento esistenziale.



